J.P. BIMENI & THE BLACK BELTS
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Nel suo album di debutto “Free Me”, J.P. Bimeni sorprende con una voce che ricorda quel soul del primo Otis Redding, in cui risuona l’anima dell’Africa. Rifugiato a Londra fin dai primi anni 2000, le canzoni di Bimeni ci parlano di amore e perdita, speranza e paura, con una convinzione che arriva dalle esperienze straordinarie con cui la vita lo ha messo alla prova.
Posti in piedi 15 €
Ore 18:30, Chiesa di San Giovanni Battista
DARIO CECCHINI, concerto per sax baritono e riverbero
Ore 00:00 Teatro Giotto 100% Gasometro – festa in teatro
Discendente di una famiglia reale burundese, Bimeni lascia il suo paese all’età di 15 anni durante la guerra civile. Sopravvivendo a tre episodi in cui la sua vita viene attentata, ottiene infine lo stato di rifugiato e fugge nel Regno Unito dov’è rimasto da allora. Si trasferisce a Londra nel 2001, dove abbraccia le infinite possibilità musicali che la città offre: jam sessions con la band di Roots Manuva, serate open mic insieme a Shingai Shoniwa dei Noisettes, ed un incontro con una Adele allora adolescente.
Ispirato dalle classiche sonorità anni 60 di Motown e dai grooves della Stax, l’album viene scritto dal direttore musicale Eduardo Martinez e dal compositore Marc Ibarz , mentre Bimeni impregna questi racconti di amore e perdita con le sue tragiche esperienze, rendendo “Free Me” una profonda colonna sonora soul per la sua vita sofferta.
In “Free Me”, alle jam funk si susseguono profonde ed accorate ballad provenienti dal southern soul, con un’atmosfera unica presente in tutto questo capolavoro, grazie a quel suo edificante stile africano. Che si tratti del funk di “Honesty”, della ribelle ed ispirata “Fade Away” o della commovente “I Miss You”, in ogni situazione Bimeni dimostra una incredibile profondità con la sua estensione vocale. Il fatto che Bimeni abbia vissuto un’esistenza fuori dall’ordinario e viva per raccontare questa storia rende queste canzoni ancora più significative.
“Quando mi trovavo nel mio letto di morte, dopo che mi spararono, chiamarono un prete per darmi l’estrema unzione” ricorda lui. “Ho guardato il prete e ho detto ‘Non sento che morirò. Sento che vivrò a lungo, conoscerò il mondo e proverò a me stesso che il mondo non è soltanto odio o omicidi’”.
Quel soul che solo chi conosce la vera sofferenza sa interpretare.
Orario
28 marzo 2020 22:00
Luogo
Teatro Giotto Vicchio (FI)