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Lo Space Electronic a Firenze - culture underground '70
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Lo Space Electronic a Firenze - culture underground '70
20 luglio 12 , ore 16:30

Firenze, Space Electronics

Space Electronic, Londra a Firenze
convegno

Partecipano: Carlo Caldini e Mario Bolognesi (fondatori e attuali responsabili dello Space Electronic), Marco Ferri (giornalista e critico musicale), Vincenzo Ponticello (del gruppo Spettri) and friends, Giuliano Colivicchi e Riccardo Cioni (del gruppo Now), Flavio Cucchi (musicista, ex Madri Superiori), Filippo Milani (produttore Sensations Fix), Graziano Miai (storico Dj dello Space Electronic), Pino Pini (del gruppo Noi 3), Mauro Sarti (musicista), Richard Ursillo (musicista), Jerry Gherardi (musicista), Tony Sidney (DOC Thompson).

Space Electronic inaugura nel febbraio del 1969, grazie all’iniziativa di Mario Bolognesi, Fabrizio Fiumi e Carlo Caldini. “L’idea di aprire un posto così – spiega Caldini – viene fuori da una discoteca di New York, l’Electric Circus, che avevo visitato nel 1968. Questo si trovava nel Greenwich Village, era uno spazio grandissimo, fatto di pareti che venivano bombardate di immagine, diapositive, spezzoni di film e liquidi colorati, dove si alternavano gruppi dal vivo e musica registrata”. In quel periodo era esplosa la filosofia di Marshall McLuhan con “Gli Strumenti del Comunicare”, attraverso le nuove tecnologie si potevano amplificare le possibilità umane e quindi la comunicazione visiva era fondamentale. Queste idee stimolarono la nascita dello Space Electronic a Firenze, all’epoca crocevia internazionale di genti. Sia Caldini che Fiumi appartenevano ad un gruppo di architettura radicale, concettuale: ingredienti culturali fondamentali per la filosofia dello Space Electronic: “A Firenze la facoltà di Architettura era un riferimento per molti gruppi come Archizoom, Super‐Studio e il 9999”. Uno dei primi spettacoli ospitati fu Paradise Now del Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, dove il loro slogan era “vivere senza passaporto”. Passarono dallo Space anche spettacoli della Comune con Dario Fo e Franca Rame. Lo spazio era un’officina per rettifica motori; appena aperto diventò un riferimento per le band; si formarono tantissimi gruppi divisi per tribù, quelli che seguirono John Mayall, quelli che seguirono Eric Clapton ed altri Jimi Hendrix. Vi erano i patiti della chitarra Fender e quelli della Gibson; fondamentali per i cultori della musica rock. “Lo Space Electronic – continua Caldini – era un contenitore dove sulle pareti mandavamo di tutto, immagini, spezzoni super8, film, era il concetto dei media environment”. I gruppi che suonavano proponevano spesso cover di gruppi inglesi e americani, ma vi erano anche band come Le Madri Superiori che erano fornite di un repertorio proprio. Parecchi sono gli artisti che si sono esibiti in questo locale, da citare: Paolo Uccello (solo sul palco con tastiere, moog, chitarre filtrate), Tony Sidney, Flavio Cucchi, Paolo Tofani... Per il reclutamento delle band straniere si andava direttamente a Londra, in locali come il Marquee in Wardour Street oppure il Greyhound. Ancora non esistevano i management, quindi dopo l’esibizione si potevano contattare direttamente i gruppi nei club e di conseguenza offrire loro un soggiorno e dei concerti allo Space di Firenze. Fra le band di spessore internazionale che si sono avvicendate si ricordano: Rory Gallager, Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Audience, Brian Auger, If, Canned Head, Renaissance. Anche gruppi italiani quali: Premiata Forneria Marconi, Pooh, Formula 3, New Trolls, Nuova Idea, gli Spettri e cosi via. Tutta questa filosofia andò avanti fino al 1975, dopo scomparvero la musica dal vivo e i concerti internazionali, cominciarono le contestazioni del movimento di controcultura con gli slogan “la musica è di tutti, musica gratis”. Con l’avvento della Febbre del Sabato Sera allo Space non restò che adeguarsi ai tempi, diventando solo una discoteca. “Ma al suo interno non si può non respirare e sentire ancora le vibrazioni rock”.




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